domenica 14 ottobre 2012
#Globalnoise - Verbale Assemblea Piazza di Spagna 13 Ottobre 2012
sabato 13 ottobre 2012
lunedì 20 febbraio 2012
Testimonianza dalla Grecia - 13 febbraio 2012
Cari amici,
c'è stata la dimostrazione di massa più forte che abbiamo avuto in questi due anni e mezzo.
Migliaia di persone, di diverse età, diversi stati sociali, diversi contesti politici, accomunati dalla stessa indignazione, lo stesso timore che manchi un futuro, la stessa rabbia, la stessa speranza.
L'appuntamento principale è stato quello delle 6 del pomeriggio a piazza Sintagma (la piazza centrale del Parlamento) e la moltitudine di gente già si trovava lì dalle 3 – 4 del pomeriggio.
Alle 17:30 circa la polizia ha iniziato a esercitare violenza tramite l'utilizzo di gas chimici, senza alcuna motivazione.
I manifestanti pacifici hanno iniziato a correre via naturalmente perchè si è creato del panico, ma nessuno se n'è andato.
Siamo rimasti là e dopo un po' di tempo quando l'atmosfera si è rischiarata abbiamo marciato di nuovo. Poi di nuovo il gas, ritirate per alcuni blocchi e di nuovo in marcia. La stessa storia è ripetuta fino alle 10 di sera, quando una grande confusione di persone provenienti da gruppi violenti ha iniziato ad appiccare il fuoco a diversi edifici.
Poi la polizia ha reagito coinvolgendoli in un ampio conflitto e l'uso di gas chimici s'è esteso a tutta una grande zona intorno all'Acropoli in tutte le piazze e angoli delle strade.
Più o meno 100 membri del Parlamento in un modo o nell'altro non avevano votato a favore del pacchetto delle misure, nonostante ciò il piano di Germania, Francia e il resto dei politici europei volto a stabilire in Grecia un governo ampio che abbracciasse 3 diverse partiti alla fine è andato bene.
Ieri sera il secondo accordo (Mnimonio) approvato col voto di 199 parlamentari su 300.
La frustrazione, la rabbia e un gran sentimento di mancanza di ogni senso sono oggi nell'aria.
Certamente sono felice che il sistema stia cadendo a pezzi. Prima accade meglio è. Però oggi mi sono svegliata con l'odore dei gas chimici e anche se la ragione mi dice che va bene così, il cuore si sente tradito.
Magari perchè nel profondo (e nei cuori di migliaia di persone) continuava a esistere la speranza di quello che una manifestazione di massa può fare.
Sicuramente dobbiamo tentare di trovare altre forme di resistenza contro questo scenario
negativo e per la costruzione di uno scenario nuovo.
Veramente spero di trovarle o almeno di poter proporre una direzione insieme a un gruppo come siete voi, amici.
Pace, forza e allegria per tutti noi.
Marianella

mercoledì 1 febbraio 2012
Dichiarazione dell'Assemblea dei movimenti sociali, Porto Alegre (RS), Brasile - 28/1/2012
Dichiarazione dell'Assemblea dei movimenti sociali, Porto Alegre (RS), Brasile
Noi popoli di tutti i continenti, riuniti nell'Assemblea dei movimenti sociali durante il Forum Sociale tematico Crisi capitalista, Giustizia sociale e ambientale, lottiamo contro le cause di una crisi del sistema che si esprime in termini economici, finanziari, politici, alimentari e ambientali, e che sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell'umanità. La decolonizzazione dei popoli oppressi e il contrasto dell'imperialismo sono le principali sfide dei movimenti sociali di tutto il mondo.
In questo ambito ci riuniamo coscienti della nostra diversità per costruire insieme programmi e azioni comuni contro il capitalismo, il patriarcato, il razzismo e tutti i tipi di discriminazione e sfruttamento. Per questo, riaffermiamo i nostri assi comuni di lotta, così come adattati nella nostra Assemblea a Dakar del 2011.
Lotta alle multinazionali
Lotta per la giustizia climatica e la sovranità alimentare
Lotta per l'eliminazione della violenza sulle donne
I popoli di tutto il mondo soffrono oggi gli effetti dell'aggravarsi della crisi profonda del capitalismo, dove i principali agenti (banche, multinazionali, gruppi di telecomunicazioni, istituzioni internazionali e governi al loro servizio) cercano di aumentare i propri vantaggi ai costi di una politica interventista e neocolonialista. Guerre, occupazioni militari, trattati neoliberali di libero commercio e "misure di austerità" espresse in pacchetti economici che privatizzano beni, abbassano salari, riducono diritti, aumentano la disoccupazione e sfruttano le risorse naturali.
Queste politiche interessano particolarmente i paesi più ricchi del Nord del mondo, aumentano i flussi migratori, gli spostamenti forzati, gli sgomberi, l'indebitamento e le disuguaglianze sociali.
La logica escludente di questo modello serve solo ad arricchire le piccole elitè, sia nei paesi del Nord del mondo sia in quelli del Sud,a detrimento della grande maggioranza della popolazione. La difesa della sovranità e dell'autodeterminazione dei popoli, la giustizia economica, ambientale e di genere, sono la chiave per affrontare e superare la crisi, rendendo protagonista uno Stato libero dalle corporazioni e al servizio dei popoli.
Il riscaldamento globale è il risultato del sistema capitalistico di produzione distribuzione e consumo. Le multinazionali, le istituzioni finanziarie, i governi e le organizzazioni internazionali al loro servizio non intendono ridurre le loro emissioni di gas a effetto serra, Ora tentano di imporci l'"economia verde" come soluzione per la crisi ambientale e alimentare, che oltre che aggravare il problema porterà una mercantilizzazione, privatizzazione e finanziarizzazione della vita. Rifiutiamo tute le false soluzioni per questa crisi, come gli agrocombustibili transgenici, la geoingegneria e i mercati del carbone, che sono solo nuovi trucchi del sistema.
La realizzazione di Rio+20 nel mese di giugno a Rio de Janeiro, dopo 20 anni da Eco '92 rinforza la centralità della lotta per la giustizia ambientale in opposizione al modello di sviluppo capitalista. L'intento di "rendersi verde" del capitalismo, accompagnato dalla imposizione di nuovi strumenti dell'"economia verde", è un segnale d'allerta per far sì che come movimenti sociali rinforziamo la resistenza e ci facciamo protagonisti della costruzione di vere alternative alla crisi.
Denunciamo la violenza sulle donne esercitata costantemente come strumento di controllo delle loro vite e dei loro corpi. E inoltre l'aumento dello sfruttamento del lavoro delle donne con il solo obiettivo di attenuare gli effetti della crisi e mantenere il margine di profitto delle imprese. Lottiamo contro la tratta delle donne e dei bambini, i rapporti sessuali forzati e il pregiudizio razziale.
Difendiamo la diversità sessuale, il diritto all'autodeterminazione del genere e lottiamo contro l'omofobia e la violenza sessuale.
Le potenze imperialiste usano basi militari straniere per fomentare conflitti, controllare e saccheggiare le risorse naturali e supportare dittature in vari paesi. Denunciamo la falsa motivazione della difesa dei diritti umani che spesso fa da giustificazione alle occupazioni militari. Manifestiamo contro la violazione costante dei diritti umani e democratici in Honduras, specialmente nel Bajo Aguàn, l'assassinio di sindacalisti e lottatori sociali in Colombia e il blocco criminale a Cuba attivo da 50 anni. Lottiamo per la liberazione dei 5 cubani catturati illegalmente negli Stati Uniti, per l'occupazione illegale delle Isole Falckland da parte dell'Inghilterra, per le torture e le occupazioni militari promosse dagli Stati Uniti e dalla NATO in Libia e Afghanistan. Denunciamo il processo di neocolonizzazione e militarizzazione che vive il continente africano e la presenza dell'Africom. La nostra lotta è anche per l'eliminazione di tutte le armi nucleari e contro la NATO. Esprimiamo la nostra solidarietà con le lotte dei popoli del mondo contro la logica depredatoria e neocoloniale delle industrie estrattive e delle miniere multinazionali, in particolare, con la lotta del popolo di Famatina in Argentina, e denunciamo la criminalizzazione dei movimenti sociali.
Il capitalismo ha distrutto la vita delle persone. Per questo ogni giorno nascono lotte molteplici per la giustizia sociale al fine di eliminare gli effetti lasciati dal capitalismo e che tutti e tutte abbiamo un qualità di vita dignitosa. Ognuna di queste lotte implica una battaglia fatta di idee che non possono prescindere da azioni per la democratizzazione dei mezzi di comunicazione, controllati oggi da grandi gruppi, e contro il controllo privato della proprietà intellettuale. Allo stesso tempo ogni battaglia esige lo sviluppo di una comunicazione indipendente che accompagni strategicamente i nostri processi.
Impegnati nelle nostre lotte storiche, difendiamo il lavoro dignitoso e la riforma agraria come unici modi per supportare l'economia familiare, contadina e degli indigeni, e come passo determinante per raggiungere la sovranità alimentare e la giustizia ambientale. Riconfermiamo il nostro impegno nella lotta per la riforma urbana come strumento fondamentale di costruzione di città giuste con spazi partecipativi e democratici. Difendiamo la costruzione di nuova integrazione, basata sulla logica della solidarietà, e il rafforzamento dei processi come UNASUR e ALBA.
La lotta per il rafforzamento di educazione, scienza e tecnologie pubbliche al servizio dei popoli, così come la difesa dei saperi tradizionali, diventano più urgenti più persiste la loro mercantilizzazione e provatizzazione. Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio agli studenti cileni, colombiani, portoricani e di tutto il mondo, che continuano nella marcia per la difesa di questi beni comuni.
Affermiamo che i popoli non devono continuare a pagare per questa crisi e che non c'è via di uscita rimanendo nel sistema capitalista!
Abbiamo nella nostra agenda grandi sfide che richiedono che articoliamo le nostre lotte e che ci mobilitiamo in modo massivo. Ispirata dalla storia delle nostre lotte e dalla forza rinnovatrice dei movimenti come Primavera Araba, Occupy Wall Street, gli indignati e la lotta degli studenti cileni, l'Assemblea dei Monvimenti Sociali convoca le forze e le azioni popolari di tutti i paesi a sviluppare azioni di mobilitazione coordinate a livello mondiale. Dobbiamo contribuire all'emancipazione e autodeterminazione dei nostri popoli, rinforzando la lotta contro il capitalismo.
Invitiamo tutti e tutte a contribuire all'Incontro internazionale sui diritti umani in Solidarietà con Honduras e a costruire il Forum sociale Palestina Libre, il Movimento globale di boicottamento, disinvestimento e sanzioni contro lo Stato d'Israele e la sua politica di apartheid contro il popolo palestinese.
Prendiamo le strade a partire dal 5 di giugno in una grande giornata di mobilitazione globale contro il capitalismo. Invitiamo a supportare il Vertice dei Popoli per la giustizia sociale e ambientale, contro la mercantilizzazione della vita e in difesa dei beni comuni, in contrasto con Rio+20.
Se il presente è di lotta il futuro è nostro!
Porto Alegre, 28 gennaio 2012

venerdì 27 gennaio 2012
Notizie dalla Romania (dal blog: http://acampadabcninternacional.wordpress.com)
Romania: si annunciano manifestazioni di massa per la settimana prossima
Ci sono eventi che apparentemente sembrano marginali ma che diventano catalizzatori per richieste e volontà di cambiamento, azioni che trascendono anche gli obiettivi di chi le ha poste in essere. Accadde nel 1955, quando Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto nella parte anteriore del bus che viaggiava in Alabama, si è ripetuto di recente in Tunisia, nel dicembre 2010, quando il giovane venditore e studente Mohamed Bouazizi, stanco delle ingiustizie da parte della polizia e senza alcuna prospettiva per il futuro, si dette fuoco.
Sta per accadere di nuovo in Romania. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e la pazienza di un popolo storicamente abituato a soffrire e a rassegnarsi c’è stata l’11 gennaio quando il presidente Basescu ha parlato sul canale televisivo Realitatea e ha chiesto con superbia e petulanza le dimissioni immediate del segretario di stato per la salute Raed Arafat, uno dei personaggi più validi del paese. Il motivo era l’opposizione di Arafat alla proposta del partito al governo, il partito conservatore Pdl, di riformare il sistema sanitario senza un previo dibattito.
Il movimento di proteste, che in un primo momento aveva come obiettivo quello di mostrare solidarietà ad Arafat e il respingimento del controverso progetto di legge, ha preso un’altra piega diversa, diventando un’ondata di proteste, di un’intensità sconosciuta con un livello di partecipazione dei cittadini che non si conosceva dal 1989 e che si è diffusa in 43 città.
A nulla è servitor che Basescu, sorpreso e angosciato dalla inaspettata risposta, abbia chiesto che il progetto di riforma del sistema sanitario fosse ritirato e che Arafat tornasse al suo ruolo nel ministero. Quando la miccia del malcontento scatta è complicato spegnerla.
L’assenza di leader, sindacati e della coalizione di opposizione Usl (Unione dei socialdemocratici e dei liberali), che sono rimasti in attesa in un primo momento, e l’assoluta eterogeneità dei suoi componenti ha fatto sorgere dei dubbi sulla continuità temporale delle proteste.
L'eterogeneità che converge nella stessa causa dei funzionari o dei pensionati a cui il governo ha tagliato rispettivamente il 25% e 15% dei loro stipendi e benefici. Nostalgici del comunismo come Ovidiu Gheorghe, l'uomo di 80 anni, si rammarica amaramente del fatto che con la sua pensione di 180 euro "non posso pagare per farmaci di cui ho bisogno né vivere con un minimo di dignità", cittadini che non appartengono al alcun partito politico mostrano il loro rifiuto a tutta classe politica corrotta (la Corte dei conti ha appena pubblicato che nel 2010 sono stati spesi "in modo irregolare” 9000 milioni di euro), rivoluzionari del 1989 ai quali il governo ha sospeso gli assegni mensili dal 1 gennaio, i diversi partiti politici extraparlamentari, dal Partito dei Verdi fino al gruppo di estrema destra Noua Dreapta, attraverso figure più o meno bizzarri che vogliono utilizzare la protesta come una piattaforma marginale – come gli ultras delle squadre di calcio il cui unico scopo è quello di provocare scontri con la polizia, gli ambientalisti che si oppongono alle miniere d'oro a Rosia Montana (progetto minerario potrebbe causare danni irreparabili al patrimonio e l'ecologia del paese), femministe come Mihai Tudorina dell’associazione femminista Filia, che chiede maggiore visibilità sociale e politica con le donne rumene, o i membri di partiti di opposizione e sindacati che non vogliono escludersi da proteste da cui potrebbero beneficiare indirettamente.
Basescu e il primo ministro Boc hanno affrontato le manifestazioni del week-end con un occhio a una settimana che si prevede fatale per i loro interessi.
Da un lato, il ministro dell’Interno Traian Igas è sotto pressione affinché si dimetta o spieghi la brutalità della polizia a Bucarest (http://youtu.be/0BlqUWqMH2w) rispetto ai numerosi abusi commessi e diffusi su canali di socializzazione, se sono stati fascicoli su quattro casi di polizia antisommossa.
Da Strasburgo, i socialdemocratici (PSE) e liberali (ALDE), in Europa hanno rilasciato una dichiarazione di condanna: "Esprimiamo la nostra preoccupazione per il comportamento sempre più antidemocratico del regime di Bucarest, dove il presidente ha esercitato i suoi poteri al limite della Costituzione ". Hanno anche ricordato che se aggiustamenti sono necessari in questo momento, specialmente se si desidera ricevere l'operazione successiva di prestito fino a 20.000 milioni di euro negoziati col Fmi nel 2009, non è comprensibile perché allo stesso tempo la Romania abbia da sola assorbito il 3% dei fondi europei a causa della sua generalizzata incapacità amministrativa e della corruzione generalizzata.
L’opposizione Usl ha sollecitato lunedì 23 gennaio la convocazione di una sessione straordinaria del parlamento durante la quale esigerà che al primo ministro Boc spiegazioni per gli abusi della polizia, la sospensione del presidente Basescu e la convocazione immediata di elezioni anticipate. Tuttavia, le possibilità di successo in relazione a queste due ultime proposte sono scarse, perché manca l’opposizione della maggioranza necessaria.
Per finire la particolare via crucis del governo, la settimana prossima sono state convocate tre diverse manifestazioni: rivoluzionari del 1989, ecologisti contrari al progetto Rosia Montanae del sindacato dei militari in pensione.
Per tre giorni in diverse città europee come Londra, Lisbona, Vienna, Roma e Parigi si sono riuniti decine di romeni che chiedono le dimissioni del presidente Basescu. In Spagna, stanno programmando per questo fine settimana una manifestazione di fronte all’Ambasciata di Madrid e ai consolati di Barcellona, Castellon e Saragozza.
Secondo l’analista politico Andrei Taranu “se le manifestazioni della prossima settimana avranno un esito positivo, Basescu sarà obbligato a fare gesti di conciliazione come una massiccia ristrutturazione dell’attuale governo o convocare elezioni anticipate”.
Le prospettive sono negative per un presidente che supera di poco il 15 % di gradimento secondo gli ultimi sondaggi e in un anno in cui potrebbero svolgersi le elezioni legislative e che può essere un terremoto politico in Romania.
mercoledì 18 gennaio 2012
Agiora Roma - Resoconto 17 gennaio e programma 18 gennaio

martedì 17 gennaio 2012
Lettera di Enric Duràn rivolta a tutti noi

Lettera di Enric Duràn rivolta a tutti noi
La diserzione bancaria e il diritto a ribellarsi. Un invito alla disobbedienza civile di massa
Mercoledì 23 novembre siamo stati informati dalla stampa (http://www.kaosenlared.net/noticia/fiscal-pide-8-anos-carcel-para-enric-duran) che la Procura aveva richiesto 8 anni di carcere per un'azione di diserzione bancaria fatta da me il 17 settembre 2008 attraverso la pubblicazione Crisi (Rif: http://www.podem.cat/butlleti17s09/he-robat-492000-euros-als-que-m-s-ens-roben-denunciar-los-i-construir-alternatives-de- )
E' importante chiarire che questa è la sola notizia che è trapelata sul processo penale contro di me. Ho avuto conferma che la fase orale di giudizio non è iniziata e che ancora non c'è una data prevista. La notizia raccolta il 23 ha seguito un'altra notizia sul giudizio civile con BBVA dove mi ero presentato il venerdì precedente 18 novembre (comunicato su questo punto: http://www.enricduran.cat/node/6571), che non aveva nulla a che vedere col processo penale. Nonostante alcune persone avessero capito che era questo processo penale che era iniziato, ci tengo a chiarire che non è così e tranquillizzare tutti in questo senso.
Il motivo principale di questo comunicato è quello di spiegare a voi tutti amici e amiche, compagni e compagne, tutti e tutte quelli che si sono preoccupati per le notizie sul processo giudiziale contro di me, qual'è il mio punto di vista sulla strategia che segue perchè lo possiate tenere presente a partire da ora.
Per iniziare voglio ricordare che nella mia dichiarazione del 17 settembre 2008 dicevo già “non penso che il sistema di giustizia sia legittimato a giudicarmi”. Da allora sono successe moltissime cose che mi hanno portato a riconfermare in modo assoluto questa posizione:
- La mancanza di risposta giudiziale alla sparizione speculativa di miliardi di euro dal mondo della finanza, che ha avuto conseguenze gravissime per la popolazione.
- La riforma della costituzione spagnola, a settembre 2011, orientata a dare beneficio alle banche ponendo come “priorità assoluta” il pagamento del debito pubblico, senza aver neppure consultato la popolazione.
- I gravissimi tagli alla salute in Catalogna che hanno causato la morte già di alcuni cittadini e hanno ridotto il valore della vita delle persone in generale.
- Il recente indulto al banchiere di Banca Santander, Alfredo Sàenz, che ha coinciso col favorire con l'appoggio di questa banca il PSOE e i suoi dirigenti (Rif: http://www.kaosenlared.net/noticia/santander-refinancio-deuda-psoe-dio-hipoteca-zapatero-durante-mandato)
“Quando il governo non rispetta i diritti del popolo, l'insurrezione è il più sacro dei diritti e il più necessario dei doveri”.
Penso che chi non merita la mia delega di sovranità, non ha nemmeno la legittimità per accusarmi o giudicarmi, nel tentativo di evitare il conflitto esistente tra le classi dominanti e le classi popolari.
Una Procura dello Stato che si piega mentre banchieri e politici cospirano contro il popolo non ha nessuna legittimità per accusarmi di nulla, né per imporre alcuna pena per un'azione politica come quella che ho fatto.
Le leggi su cui sono basate le accuse contro di me, fino a che vengono utilizzate a beneficio dei potenti e contro le classi meno potenti non hanno alcuna validità. In concreto la mia azione contro le banche è stato un atto di recupero e giustizia sociale, volto a riequilibrare, anche se in modo molto limitato, una parte delle ingiustizie che commette chi ostenta il potere.
A tutti gli amici e amiche che si preoccupano che io possa finire in carcere, a quei compagni che pensano che possa soffrire pensando a questa possibilità, voglio che sappiate che non è così, che sono come sempre positivo e ottimista rispetto a quello che potrà succedere e soprattutto a quello che siamo capaci di fare.
Nella pubblicazione “Crisi” già ho scritto: “Se lo Stato non è capace di uscire dalla pressione data dai poteri di fatto, che lo dimostri a tutti e tutte tenendomi in una prigione.”
Il carcere è verosimile per me, è certo, lo era fin da quando ho deciso di iniziare la diserzione bancaria, così come quando feci l'azione pubblica e come quando, nell'arco di due mesi veramente, tornai all'attivismo pubblico il 16 marzo 2009.
So che se finissi in carcere, si chiuderebbero alcune porte ma se ne aprirebbero anche delle altre. Il potere fa molta difficoltà a portarci in galera a causa di azioni politiche di disobbedienza civile, perchè sa che possono causare loro una perdita molto forte di legittimità e ritorcerglisi contro.
Diversi momenti storici ci hanno dimostrato che la reclusione di attivisti sociali può essere l'inizio del successo degli obiettivi per cui essi lottano.
Senza andare troppo lontani, vale la pena rammentare il ruolo che ebbe la reclusione di disertori del servizio militare nell'eliminazione dell'obbligo al servizio militare stesso.
Nel febbraio 1989 57 giovani si dichiararono disertori del Servizio Militare dell'Obbligo. Da allora e fino al 2001, data in cui venne abolito, 1670 disobbedienti finirono in prigione (Rif: http://www.cgtcatalunya.cat/spip.php?article3529)
Ci sono persone che si chiedono come possono appoggiarmi. Più che rispondere loro preferisco cambiare la domanda.
“Se vieni ad aiutarmi stai perdendo tempo. Ma se vieni perchè senti che la tua liberazione è legata con la mia... allora lavoriamo insieme”.
Allora che ti pare questa domanda: Come possiamo lavorare insieme?
Penso che il tuo tempo sia troppo di valore perchè tu lo perda diffondendo testi, raccogliendo firme o partecipando a manifestazioni per la mia assoluzione. Questo tipo di azioni corrono il rischio di farci pensare che la risposta ce l'abbiano i politici mentre sappiamo che non è così: la risposta l'abbiamo noi.
No ho intenzione di spingere alcuna campagna di appoggio per impedire che mi mandino in galera, quello che desidero è che siamo sempre di più a passare all'azione. Io stesso se potessi lo rifarei. Proprio come in passato ho fatto quell'azione di diserzione bancaria, in futuro continuerò a fare tutto quello che potrò, per quanto questo mi possa mettere a rischio di reclusione.
C'è bisogno di 1,2,3, 1000 persone che disertino. Solo estendendo la disobbedienza abbiamo possibilità reali di cambiare il mondo.
Per questo con alcune compagne abbiamo dato inizio all'iniziativa “Esercitiamo il diritto di ribellione” il settembre passato. Già da quel momento dichiarammo la mancanza di legittimità delle istituzioni che gestiscono lo Stato, nell'ambito del colpo di stato finanziario, e cioè dell'attuale Costituzione.
Tramite il manifesto che diede origine a questa iniziativa faciliteremo il contatto tra persone che vogliano impegnarsi nella diserzione nei confronti dello Stato e nella disobbedienza verso tutte quelle leggi e politiche che consideriamo ingiuste.
È nel quadro di questa iniziativa di Diritto alla ribellione che voglio collocare la risposta politica a un ipotetico giudizio per diserzione bancaria. Per questo, invece che aderire ad un manifesto per la mia assoluzione ti invito a conoscere il nostro manifesto http://www.derechoderebelion.net e se potrai impegnarti personalmente nella disobbedienza civile, potresti unirti alle 540 persone che hanno attualmente aderito.
Quella del Diritto alla ribellione non è solo una proposta di disobbedienza civile coordinata, ma anche una strategia di azione che vuole approfondire una visione del mondo che si impegna per l'autogestione e la costruzione di alternative al capitalismo. Per questo invitiamo anche nel manifesto alla resistenza fiscale totale nei confronti dello Stato, per riconvertire le tasse all'utilizzo autogestito nelle assemblee popolari locali, che sono sorte in molti posti a partire dal 15-M e in alcuni casi sono legate ad oggi ad una cooperativa integrale.
Le assemblee locali, che cercano di esser sempre più popolari, e le cooperative integrali che stanno sorgendo giorno dopo giorno, sono alcuni esempi di alternative d'autogestione rispetto al sistema attuale, e sono esempi molto più meritevoli della delega di sovranità popolare che viene da persone che come me partecipiamo quotidianamente alla vita politica a partire dai movimenti assembleari, piuttosto che le istituzioni dello Stato spagnolo o del Generalato di Catalogna.
Se volete organizzarvi in una collettività, partecipare alle assemblee locali, creare un gruppo di lavoro locale di diritto alla ribellione, o mettervi insieme ad altri della vostra zona per partecipare ad una cooperativa integrale, queste possono essere tra le migliori forme di partecipazione.
So che parlare di estendere la disobbedienza, di rischio di detenzione e di prigione ci riempie di timori e insicurezze; ma so anche per esperienza che vivere la libertà intesa come coerenza tra pensiero e azione genera un sentimento di benessere che 1000 barriere non possono bloccare.
Anche ora non è la miseria, né il carcere, né la polizia che ci deve far paura, chi ci deve intimorire è i nostro stesso timore, perché è l'unico che realmente ci separa dall'empowerment che ci serve per recuperare il controllo delle nostre vite e delle nostre società.
Per cui, compagno, ti chiedo di superare le tue paure, di smettere di adorare gli altri, ma mettere forza in noi stessi. Tu a modo tuo puoi fare di più, e ogni volta attorno a te avrai sempre più persone che potranno accompagnarti in questo percorso.
E compagna, se stai disobbedendo, non nasconderti, riconosci pubblicamente il tuo impegno ribelle e condividi con chi hai attorno la tua esperienza di dignità. Così faremo sì che il coraggio si socializzi e nessuna persona ribelle si debba sentire sola.
Martin Luther King disse più di 40 anni fa “Finiremo per pentirci in questa generazione, non tanto per le brutte azioni della gente cattiva, ma per l'incredibile silenzio della gente buona”. Non possiamo lasciare che la stessa storia si ripeta anche con la nostra generazione.
Un gruppo di criminali del mondo della finanza ha fatto man bassa del poco che rimaneva di democratico negli Stati e sta portando a termine un piano premeditato per privarci dei nostri diritti sociali, solo per aumentare i suoi vantaggi. Questo si aggiunge alla gravissima crisi ecologica, energetica, alimentare, sociale e dei valori che sta accompagnando il declino del sistema capitalista.
Abbiamo la fortuna di essere la generazione più informata della storia. Abbiamo imparato che siamo milioni le persone disposte ad agire. Ora non ci sono scuse.
Non basta essere indignati, solo un impegno che si accompagni ad un'azione di disobbedienza rispetto al potere politico-finanziario potrà portarci verso i nostri obiettivi. Non c'è sicurezza di breve termine che possa giustificare il fatto che lasciamo questa sfida sociale per il futuro.
Con l'appoggio gli uni verso gli altri ci aiuteremo nelle difficoltà; partendo dall'autogestione possiamo risolvere i problemi di chi ci sta vicino molto meglio di come lo sta facendo lo Stato.
Scendere in strada e riunirci non è sufficiente, abbiamo bisogno che smetti di obbedire, che smetti di comandare, che smetti di pagare l'ipoteca, che smetti di pagare le tasse allo Stato e le paghi invece al popolo, che smetti di acquistare dalle multinazionali, che smetti di accettare discriminazioni di qualsiasi tipo. Qualunque siano le tue catene, infrangile.
Il momento è ora! Uniti possiamo farcela!
giovedì 29 dicembre 2011
Cronologia di Occupyrussia - Movimento di protesta per nuove elezioni giuste
4 dicembre. In Russia ci sono le elezioni parlamentari che si svolgono con numerose infrazioni.
4 dicembre. A Mosca viene sequestrato un attivista del “Fronte di sinistra” Sergei Udaltsov: degli sconosciuti lo immobilizzano in mezzo alla strada, lo spingono in un'auto e lo portano via. Il giorno dopo si scopre che è stato arrestato. Udaltsov inizia uno sciopero della fame. Visto che era stato arrestato più di cento volte prima di quel giorno e in totale aveva già passato vari mesi in arresto, inizialmente il suo arresto non fa notizia.
5 dicembre. A Mosca nel parco Chystye Prudy (pozzanghere pulite) si tiene un meeting autorizzato di protesta contro le elezioni ingiuste. All'evento partecipano dalle 5.000 alle 10.000 persone. Non si vedeva una manifestazione così numerosa dal 1993.
5 dicembre. In seguito al meeting diverse centinaia di persone si dirigono verso la sede della Commissione Elettorale Centrale (CEC), in via Myasnitskaya si incontrano con OMON (Squadra di polizia per Obiettivi speciali). Avviene il soffocamento della manifestazione, in cui rimangono coinvolte anche persone non partecipanti alla marcia, ma che stavano tornando a casa dopo la manifestazione (tra loro anche la giornalista Tatiana Malkina). La polizia arresta le persone scegliendole in modo aleatorio dalla folla. Tra gli arrestati ci sono non solo gli attivisti Alexey Navalny e Ilya Yashin, ma anche i giornalisti come il redattore capo della rivista Forbes.ru Alexey Kamenskiy. Circa 250 persone vengono arrestate in quel momento.
5 dicembre. Viene arrestato Igor Gukovskiy, uno degli organizzatori della manifestazione al parco Chystye Prudy, a causa del fatto che il numero dei partecipanti aveva superato quello comunicato inizialmente (nella petizione inviata a novembre si parlava di 300 presenti). Il giorno dopo lo condannano innanzitutto al pagamento di una multa e poi all'arresto amministrativo di 15 giorni.
5 dicembre (la sera). Circa un centinaio di persone passano la notte di fronte alla stazione di polizia della via Ilyinka, dove sono in arresto tra altri, Alexey Navalny e Ilya Yashin. Chiedono che gli arrestati vengano assistiti da avvocati, cosa che non avverrà.
6 dicembre. In piazza Triumfalnaya a Mosca ha luogo una manifestazione non autorizzato in contrasto con i brogli elettorali e che porta avanti le richieste di liberazione di tutte le persone arrestate la notte prima. Le autorità mandano in strada un gruppo di giovani attivisti con tambuti (simpatizzanti col risultato elettorale e con Russia Unita, il partito vincitore). Circa 300 partecipanti alla manifestazione di opposizione vengono arrestati dalla polizia. Che tena varie volte di arrestare anche il deputato della Duma Ilya Ponomarev, ignorando il suo documento. A una manifestazione simile a Novosibirsk partecipa una decina di persone e quasi tutte vengono arrestate.
6 dicembre. Il fotografo Tania Sazanskaya organizza su Facebook un gruppo di sostegno agli arrestati. Il gruppo riesce a fornire gli arrestati di cibo e abiti (il gruppo continua a funzionare col nome iHelp).
6 dicembre. Il blogger Ilya Klishin pubblica su Facebook un evento col nome “Sabato in piazza della Rivoluzione” (una piazza molto significativa e vicina al Cremlino). Klishin non ha alcuna relazione con le richieste della manifestazione, solo sa che la manifestazione è stata autorizzata. Già verso mattina il giorno dopo l'evento su facebook conta circa 5.000 partecipanti, e il venerdì 9 dicembre saranno più di 30.000.
6 dicembre. Lo scrittore e esperto di marketing Arsen Revazov propone che sia un laccio bianco il simbolo del movimento di protesta che sta nascendo. Il suo suggerimento viene molto diffuso già la stessa notte, nonostante poi si scopra che una iniziativa simile già era stata proposta a ottobre da parte della organizzazione “Belaya lenta” (laccio bianco).
7 dicembre. La metà dei giudici di pace col compito di risolvere i casi degli arrestati nelle manifestazioni del 5 e 6 dicembre non fanno il loro lavoro – circa 80 persone di colpo si ammalano di febbre. Molti degli arrestati vengono liberati dietro la condizione di partecipare al processo il giorno dopo. Yashin, Navalny insieme a varie decine di arrestati vengono condannati a 15 giorni di arresto.
7 dicembre. In Piazza della Rivoluzione hanno inizio dei lavori stradali. Lo spazio disponibile per svolgere la manifestazione in questo modo si riduce molto. Molti iniziano a temere che possa scatenarsi della violenza: la manifestazione è autorizzata solo per 300 persone.
9 dicembre. I manifestanti di Piazza della Rivoluzione, inclusi i politici Boris Nemtsov e Vladimir Ryzhkov e il giornalista Sergey Parhomenko, ottengono un accordo con la polizia per spostare la manifestazione del 10 dicembre a Piazza Bolotnaya (fangosa). Siè registrata la partecipazione di 30.000 persone.
9 dicembre. Si annunciano i risultati ufficiali della elezioni alla Duma.
10 dicembre. A Piazza Bolotnaya partecipano tra 30mila (dati delle forze dell'ordine) e 100mila (dati dalle analisi fotografiche) persone. È la manifestazione più numerosa a Mosca dal 1991. Simili atti di protesta vengono vengono portati avanti in 99 città russe e in più di 40 paesi, dove i manifestanti si riuniscono davanti alle ambasciate e ai consolati russi. A San Pietroburgo, Syktivkar, Khabarovsk, Tyumen, Belgorod e in molte altre città (non a Mosca) avvengono arresti – per circa 600 persone imprigionate. Il portavoce di Vladimir Putin Dmitry Peskov comunicò che le autorità non avevano alcuna dichiarazione da fare sulle proteste.
12 dicembre. Gli organizzatori della manifestazione di Piazza Bolotnaya spingono per fare una nuova manifestazione il 24 dicembre.
12 dicembre. Nella riunione che si tiene alla Casa dei Giornalisti a Mosca si decide di iniziare il 24 una campagna di raccolta di firme per chiedere l'annullamento dei risultati elettorali.
14 dicembre. Le autirutà autorizzano la manifestazione del 24 dicembre. Il luogo prescelto – il Passaggio di Sakharov.
15 dicembre. Durante la sua “linea diretta” annuale, Vladimir Putin da delle risposte riguardo le proteste. Soprattutto lui indicò che , da lontano, aveva scambiato i lacci bianchi per preservativi e accusò gli organizzatori di manifestazioni come queste di pagare la partecipazione delle persone che chiama pecore.
18 dicembre. Uno degli arrestati Sergei Udaltsov, che continuava il suo sciopero della fame, è ricoverato all'ospedale in condizioni gravi.
venerdì 23 dicembre 2011
Dalla Spagna _ giornale stampato sul movimento in Spagna -richiesta collaborazione
Alcuni mesi fa, l’assemblea di Villaverde ha presentato un progetto per la creazione di giornale stampato concentrato sulle riunioni del 15M nella Comunidad di Madrid. Attualmente 8 assemblee hanno deciso di partecipare. È stato già creato un gruppo di lavoro e presto sarà presentato il numero 0.
All’inizio la tiratura del giornale dovrebbe essere di 10.000 copie. Avrà 16 pagine a colori e per obiettivo quello di far conoscere le diverse assemblee dalle realtà vicine e dai villaggi. Sarà un giornale interessante, vicino ai lettori, eterogeneo e indipendente da ogni partito politico. Da notare che sarà autogestito – sia sotto il profilo politico che quello finanziario – dalle assemblee che formano il movimento del 15 M di Madrid.
(…) stiamo cercando dei corrispondenti che possano informarci sulle attività negli altri paesi, che saranno illustrate in una sezione internazionale speciale.
Se ti interessa questa idea o conosci qualcuno che potrebbe scrivere qualche rapporto per noi, per favore, manda una mail al seguente indirizzo:
mercoledì 21 dicembre 2011
UNA MARCIA EUROPEA DEI SANS PAPIERS
La crisi economica e sociale tocca principalmente le popolazioni più precarie di cui fanno parte i sans papiers. Dappertutto, l’affermazione dei politici è rigore, severità e anche crescita. La severità, i sans papiers la conoscono.
La crescita, hanno dimostrato da generazioni che gli era indispensabile partecipando attivamente alla costruzione delle economie nazionali in particolare nei settori chiave dove la loro mano d’opera è necessaria e metodicamente ricercata (costruzioni, restaurazione, pulizia….). E’ il nome di questa attività economica di fatto, perché gli sembra giusto quindi di poter vivere pienamente e dignitosamente la loro vita privata e familiare, che i sans papiers verranno a chiedere a Strasburgo che sia riconosciuta la loro esistenza sociale di diritto nella Comunità Europea.
Questa marcia europea è innanzitutto diretta contro le leggi di repressione (arresto, ritenzione e, espulsione) di cui gli stati europei si sono dotati, dopo la creazione dello “Spazio Schengen” per trattare la questione dell’immigrazione. Il livello di applicazione di queste leggi essendo stato dopo qualche anno rivisto dato l’aumento degli Stati, in primo luogo la Francia. È tempo per gli immigrati di suonare l’allarme ai livelli più alti della sovranità in Europa, conosciuta anche come il parlamento di Strasburgo.
Ma questa marcia è anche organizzata per depositare ai deputati un quaderno di reclami accompagnati da proposte partorite dall’esperienza della dura condizione dei sans papiers e dei loro lutti, una riflessione collettiva cghe si può far risalire storicamente con l’occupazione e l’espulsione della chiesa Sain Bernard a Parigi nell’agosto 1996.
Tra i reclami : l’arresto dei controlli fisionomici, la chiusura dei centri di ritenzione, la fine dell’espulsione programmata e calcolata.
Per quanto riguarda le proposte: liberazione della carta dei dieci anni per tutti, solo un unico titolo di soggiorno che permette di impegnarsi in un progetto praticabile di integrazione e in ugual modo loa creazione di commissioni tripartite (prefettura, consolato, delegazione dei sans papiers), istanza capace di mettere in opera il movimento ragionevole e giusto delle regolazioni e di impedire la brutalità delle espulsioni.
L’annoi 2012 è per un certo numero di stati un anno di rinnovamento del personale politico. La marcia avrà cura di ricordare a livello europeo che gli immigrati e i sans papiers vogliono che la loro situazione non sia strumentalizzata per fini elettorali, anche se non si fanno illusioni sulla loro capacità di impedirlo.
Ma con la marcia ricorderanno a tutti i cittadini europei che loro lavorano quotidianamente con milioni di uomini, donne e bambini che non chiedono altro che partecipare alla vita comune assumendosi tutti gli obblighi e doveri (imposte, tasse, disoccupazione, costi alti di affitti..), quand'anche non si trovino in una situazione di reciprocità dei diritti spettanti per il solo fatto di essere nati altrove. La marcia europea dei sans papiers non chiederà al parlamento di Strasburgo l’accesso alla cittadinanza europea - anche se possiamo immaginare che questo sia l’avvenire e il futuro dell’Europa di poter avanzare in questa direzione - ma se non altro per ottenere, a breve o medio termine, i diritti elettorali e di eleggibilità.
La marcia dei sans papiers sarà innanzitutto una marcia per la memoria. Ricorderà che l’immigrazione, nel XX secolo, ha fornito degli eserciti interi di soldati e lavoratori che sono morti combattendo, o lavorando per fare le democrazie europee tra le due guerre mondiali e per lo sviluppo industriale del secolo scorso. La marcia dovrà rendere omaggio a questa eredità facendo tappa nei luoghi emblematici (Verdun) dove morirono nelle trincee e tra le mine, i bisnonni, i nonni e i padri dei sans papiers di oggi. Sarà una marcia contro l’ingiustizia delle discriminazioni e delle ineguaglianze che colpiscono di più le popolazioni straniere, e più largamente tutti gli strati precari del popolo europeo.
E’ così che la marcia dei sans papiers si dovrà presentare e dovrà essere compresa come una marcia di solidarietà con l’insieme della società che non vuole più una società che dà sempre di più a chi ha già tutto e sempre meno a chi non ha niente. Sarà una marcia transfrontaliera a vocazione internazionalista. Ed è per questo che arriverà a Strasburgo facendo tappa a Schengen in Lussemburgo, per dire quanto l’Europa dopo gli accordi cosiddetti di Schengen ha tradito la sua missione emancipatrice dei popoli.
Sarà infine una marcia di lotta. Il coordinamento 75 dei sans papiers sa per esperienza che non è sufficiente chiedere giustizia per ottenere i diritti, che non è semplicemente con un lancio di dadi che si abolisce l’ordine esistente, che solo con la lotta paziente, lunga, determinata, rinnovata si può ottenere la mobilitazione di tutta la società per un cambiamento radicale. E’ il valore, la necessità e l’efficacia della lotta che la marcia vorrà ricordare.
Così, il coordinamento 75 dei sans papiers, chiama tutti i collettivi dei sans papiers, i cittadini europei, gli indignati, i pensionati, gli studenti, le associazioni, le parti politiche e i sindacati a unirsi a noi per sostenere, ciascuno a proprio modo, la marcia europea dei sans papiers che si terrà nel mese di febbraio 2012.
Per tutte le informazioni, riguardo la partecipazione alla marcia europea di febbraio 2012, contattare:
marche.européenne.des.sans.papiers@gmail.com
SISSOKO Anzoumane: 0626770402, ordinatore del CSP 75
giovedì 15 dicembre 2011
Notizie dalla Russia - 12 dicembre
Decine di migliaia di manifestanti russi hanno approvato sabato una risoluzione che esige da governo la convocazione di nuove elezioni. Nel test, pubblicato sul sito web tenuto dall'ex campione di scacchi Garry Kasparov, gli organizzatori pongono al governo un termine di due settimane per ricevere una risposta alla loro richiesta.
Nella risoluzione si incita in più la messa in libertà di tutti i prigionieri politici e l'annullamento dei risultati delle elezioni parlamentari che vengono ritenuti invalidi a causa dei brogli.
Ugualmente viene richiesto che il capo delle commissione elettorale, Vladimir Churov, rinunci al suo incarico e che ci sia un'indagine su tutti i sospettati di brogli e la condanna dei colpevoli.
Con rispetto alla convocazione di nuovi seggi, la richiesta è poi che tutti i partiti di opposizione possano presentare candidati e che si cambi la legge elettorale.
Decine di migliaia di oppositori russi si sono riuniti sabato a Mosca per protestare contro i risultati delle elezioni parlamentari, che considerano fraudolenti.
Molti dei manifestanti, di ogni età e classe sociale, hanno indossato cinture bianche e portato con sé fiori bianchi, ha dichiarato l'agenzia DPA.
Nei loro striscioni esigevano le dimissioni del capo del governo, Vladimir Putin, e la liberazione dei prigionieri politici come il magnate del petrolio Mijail Jodorkovsky.
Si sono viste anche bandiere arancioni di Solidarnost (movimento politico russo de ideologia liberale), opposto al governo.
Più di 35.000 persone si sono aggiunte alla protesta tramite i social network, nonostante molti detrattori di Putin siano rimasti in casa per timore di rappresaglie.
Un elicottero della polizia ha sorvolato la piazza dove stava la concentrazione di manifestanti, che era piena. In tutto, sono stati impegnati 52.000 agenti di sicurezza.
Leader dell'opposizione come il blogger Alexei Navalni e il politico Ilya Yashin non hanno potuto assistere alla protesta perchè sono stati condannati a 15 giorni di detenzione per presunta resistenza a pubblico ufficiale durante una manifestazione non autorizzata.
Secondo il resoconto dell'agenzia stampa Itar-Tass, l'inizio della protesta ha dovuto essere ritardato a causa dell'affluenza enorme dei partecipanti.
L'organizzazione ha accusato la polizia di tentare di boicottare la concentrazione, visto che erano stati previsti solo due ingressi autorizzati da un lato della piazza, attraverso i quali tutti i manifestanti erano costretti ad accedere.
Télam – Agenzia Stampa Nazionale di Notizie della Repubblica Argentina


