Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post

giovedì 24 novembre 2011

RISPOSTA ESEMPLARE DEL MOVIMENTO OCCUPY CONTRO LA BRUTALITA' DELLA POLIZIA


di Miguel Jorge

21 novembre, 2011, 11:28

Sabato scorso 19 novembre gli studenti dell'Università Davis della California hanno dato al mondo e alle forze di sicurezza dello Stato uno degli esempi più belli di come si manifesta. Allo stesso tempo, hanno dimostrato ancora una volta come alle menzogne di qualunque movimento di censura fa fronte il giornalismo territoriale e la pubblicazione delle cronache in rete. Questa è stata la risposta di fronte alla brutalità e crudeltà di azione da parte di un poliziotto nei confronti di un gruppo di giovani del movimento #occupy.

La storia ha inizio venerdì 18. Quel pomeriggio diversi studenti decidono di mettere in atto una protesta pacifica nelle vicinanze dell'Università. Come in tante altre occasioni, si protestava per la situazione del Paese e per il sistema finanziario. Si manifestava seduti e senza commettere atti violenti.

Linda Katehi, rettrice dell'Università, chiamò invece la polizia perchè liberasse il campus dalle proteste. La donna affermava che la gente stava invadendo le proprietà dell'Università e su questa base mise fretta alla polizia perchè sgomberasse i manifestanti.

Questa fu la risposta della polizia…

link al video su youtube

In modo indiscriminato e senza tentare alcun confronto a parole, si vede all'inizio del video che un agente del campus spruzza dello spray urticante contro i volti del gruppo di giovani seduti nella manifestazione. Poi iniziano gli arresti.

Ore dopo la polizia fa uscire il seguente comunicato:

Gli studenti erano stati avvertiti di abbandonare la zona alle 3 del pomeriggio. La protesta inizialmente doveva far capo a una cinquantina di studenti e dopo si rivelarono di più. Alcuni manifestanti indossavano completi protettivi e avevano con sè anche manganelli per cui gli ufficiali si sono visti obbligati a utilizzare i gas orticanti quando i manifestanti li hanno circondati. Non c'era altro modo di liberarsi dalla folla..

La dichiarazione della polizia è un insulto allo status di cittadino. Il video fu pubblicato dopo poche ore su You Tube e inziarono a comparire centinaia di denunce su Facebook sui fatti. 48 ore dopo le immagini hanno raggiunto più di un milione di visitatori.

è possibile che la polizia non si sia resa conto che la scena veniva registrata dalle videocamere degli studenti, ma quello che non lascia dubbi è che hanno mentito e usato una violenza estrema in una situazione molto diversa da quella che tentavano di far credere nel loro comunicato.

Il giorno dopo e e dopo aver visto il video, Katehi, la rettrice che fece intervenire la polizia, modificò il suo discorso e si riunì con i professori nell'Univesità. Pubblicò poi un comunicato dove definiva "incredibili" le immagini del video e dove chiedeva che si indagasse sulle azioni della polizia.

Gli studenti che sapevano che era stata la rettrice a chiamare la polizia per far piazza pulita delle proteste si fermarono ad aspettare fuori dal campus che lei uscisse per farle capire che la loro lotta non ha nulla a che fare con la violenza bensì è tutto il contrario.

Nonostante la donna abbia fatto qualche difficoltà ad uscire, alla fine molto tardi il sabato Linda Katehi se ne andò dall'Università dirigendosi verso la sua macchina. Qui ci fu la grande lezione degli studenti. Solo 24 ore prima erano stati attaccati brutalmente perchè stavano manifestando e esercitando il loro diritto di espressione...

link al video su you tube

Molte volte il silenzio può essere il più grande atto di protesta e opposizione contro una situazione. Probabilmente non leggeremo nulla sulla grande stampa di questa notizia. E nemmeno ce n'è bisogno. Twitter, Facebook e i restanti mezzi che la rete ci offre fanno sì che ognuno di noi sia un megafono di denuncia contro le autorità. Per quanto riguarda Linda Katehi, ha comunicato che non intende rinunciare alla sua carica dato che non ritiene di aver infranto alcuna politica del campus.



sabato 19 novembre 2011

una mail da New York.. per respirare l'atmosfera dei nostri fratelli americani 17/11/11

Ieri sono andata a lavorare e non ho saputo niente di specifico di quello che succedeva in città fino a quando non sono uscita alle 17. Ma tutto il giorno era passato con un sottofondo delle azioni che il 99% stava portando avanti in diverse parti della città. Lo indicavano gli elicotteri della polizia e della stampa che volavano su New York City. Si sapeva che stava succedendo qualcosa in diverse stazioni della metro perché alcune entrate erano chiuse. All’ora di pranzo pioveva e in lontananza si sentiva un coro di altoparlanti e si vedevano girare le luci delle pattuglie della polizia che passavano da una strada all’altra. La gente, sia il pubblico che il personale, nel tribunale di giustizia dove lavoro (davanti al quale più tardi la gente ha cominciato a sommarsi per un incontro festivo di anniversario del secondo mese di Occupy Wall Street) era inquieta, quasi euforica, cosciente del fatto che fuori stavano succedendo molte cose.
Alle 17 sono uscita dal lavoro e ho camminato per meno di due isolati fino a trovarmi in Foley Square dove arrivavano centinaia di persone ad ogni minuto. Più tardi ho saputo che c’era stata anche una giudice che conosco e che lavora nel mio tribunale – una donna che a prima vista non sembrerebbe mai che possa partecipare a quel tipo di attività, essendo una donna di mezza età, robusta coi capelli bianchi, la pelle chiara, occhi di un azzurro acciaio penetrante e gesti che possono essere molto severi. Era difficile ubicare la giudice nella moltitudine che cresceva e cresceva mentre sopraggiungeva la sera e il freddo. Tuttavia, in Foley Square c’era molta vita e sentimento. La gente era contenta e ballava, cantava slogan e sorrideva agli sconosciuti. In vari punti della piazza c’erano bancali con microfoni coordinati per funzionare alternativamente in modo che la gente del pubblico potesse esprimere agli altri quello che sentiva.
Poi a un certo punto la maggior parte ha preso ad attraversare il ponte di Brooklyn, che dista pochi isolati.
Io e la mia coppia, abbiamo deciso di andare a mangiare e andare a piedi a Zuccotti Square ad aspettare il corteo. Per le strade c’era molta gente e anche molta polizia e veramente non si sapeva chi era parte di questo movimento e chi no. Sembra che il movimento è veramente il 99% della popolazione. E, l’1% dov’è? Esiste veramente questa percentuale dominante o è un gioco di specchi?
La piazza, dopo lo sfollamento di qualche giorno fa ora è pulita, con le luci a terra accese che illuminano gli alberi autunnali ricoperti di foglie di un giallo burroso. Uno scenario quasi onirico. E lì c’è la gente che è rimasta a curare la piazza, che vibra con un respiro sincronizzato e un solo cuore che palpita ispirazione, nell’assemblea. Arriva un uomo sulla quarantina che è stato a Tienanmen venti anni fa. Ci porta alcune poche frasi di riconoscimento e di respiro che pronuncia emozionato. Più tardi si esprime brevemente una giovane yemenita che sembra quasi spaventata dall’effetto che le produce sentire le sue parole riprodotte da centinaia di persone in un microfono umano. In piazza tornano i marciatori e la folla ruba nuovamente la scena alle luci a terra, agli alberi gialli e ai grattacieli che circondano la piazza.

L’assemblea andrà avanti per molto, però per me è tardi e torno a casa.

Patricia Rios 17/11/11 - NYC

lunedì 3 ottobre 2011

Gli Stati Uniti aderiscono alla Global Revolution


traduzione di andrea z.

Il 15 Ottobre 2011, uniti nella nostra diversità, uniti per un cambiamento globale, chiediamo una democrazia mondiale: un governo globale che nasca dalle persone e per le persone. Ispirati dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle a Tunisi, Il Cairo, Bengasi, Daraa, Palestina e Israele, Spagna e Grecia, anche noi chiamiamo a un cambio di regime: un cambiamento del sistema globale. Non andremo dalle istituzioni globali con il cappello in mano a pregare per un cambiamento della politica. Con le parole di Vandana Shiva, l'attivista Indu, oggi chiediamo che il G8 sia sostituito dal resto dell'umanità con il G7.000.000.000.
Questi sono i nostri Mubarak globali, i nostri Assad globali, i nostri Gheddafi globali: il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), i mercati globali, le banche e le multinazionali, il G8 e il G20, la Banca Centrale Europea, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Banca Mondiale, il Comitato di Basilea sulle regole bancarie e altre istituzioni internazionali antidemocratiche. Come per Mubarak e Assad, non si deve permettere che queste istituzioni maneggino la vita delle persone senza il loro consenso.
Tutti nasciamo uguali, ricchi o poveri, donne o uomini. Ogni africano o asiatico è uguale a ogni europeo o americano. Le nostre istituzioni globali devono rispecchiare questo o essere abbattute.
Oggi, come gli Zapatisti messicani, dobbiamo dire: "Ya basta! Aquì manda el pueblo y el gobierno obedece"("Adesso basta! Qui comanda il popolo e il governo obbedisce"). Come gli spagnoli di Toma la Plaza dobbiamo dire "Democrazia reale subito per tutti/e!".

Oggi chiamiamo tutti i cittadini del mondo: globalizziamo Piazza Tahrir, globalizziamo Puerta del Sol!

http://7.000.000.000/


Audio sulla situazione americana

Ieri un attivista americana ha fatto il punto della situazione della protesta iniziata il 17 settembre, con l'occupazione di Wall Street, la giornata dell'Antibanks.



Video dell'occupazione del ponte di Brooklyn: